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Jamestown, Virginia

Il re nudo

George Floyd (48 anni, Minneapolis 2020): asfissiato “per” aver pagato con una banconota (forse) falsa. Ahmaud Arbery (25, Brunswick 2020): fucilato “per” aver curiosato intorno a un palazzo in costruzione. Aiyana Stanley-Jones (7, Detroit 2015): uccisa nel sonno durante una retata “per” sospetto spaccio del padre. Eric Garner (34, Staten Island 2014): strangolato “per” vendita di sigarette di contrabbando. Oscar Grant (22, Oakland 2009): sparato “per” un leggero alterco in metropolitana.

Solo un elenco minimo degli afro-americani che, nell’ultimo decennio, non sarebbero dovuti morire quando e come sono morti. Esiste una sproporzione abissale tra i loro decessi e ciò che ne ha azionato l’ingranaggio. È una sproporzione che non riguarda solo la brutalità dei modi ma soprattutto la futilità dei moventi. Per quanto eclatante quest’ultima è tuttavia una parte fondamentale del processo sotteso al loro ripetersi. Vi si cela il tentativo di opacizzare la gratuità del fatto con la menzione di un casus belli, con una narrazione in cui le vittime finiscono per essere, in certa misura, co-responsabili del proprio destino. La ragione a prima vista pare ovvia: fornire un alibi, per quanto impalpabile, ai loro assassini (peraltro spesso sufficiente a scagionarli). C’è però anche altro. Ovvero il tentativo di ricostruire una sembianza di causalità, di giustificazione se non addirittura — almeno nella ratio del suprematismo — di giustizia. Una parvenza indispensabile a tamponare non solo la colpa del carnefice ma anche la vergogna della società che gli consente di esserlo. Si tratta di una strategia con una lunga tradizione. Del resto quando il re è nudo — e le immagini della morte di George Floyd questo ci mostrano — la prima reazione è cercargli dei vestiti. Non è una novità per un Paese che fatica ancora a liberarsi della “teoria delle mele marce” e ad ammettere che, nel loro insieme, queste tragedie sono figlie della sua specifica tragedia storica. …


Questo pezzo è originariamente apparso su Scrivo, speciale letterario per iPad realizzato da Studio nell’estate 2014.

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A tre giorni dalla consegna di questo pezzo sono stato sul punto di spedire ai miei colleghi una mail di resa. La verità è che, in quel momento, avere tre giorni o una vita per scrivere qualcosa su Denis Johnson non avrebbe fatto grande differenza. La verità è che non solo non avevo idea di cosa scrivere ma neppure, in un certo senso, di chi stessi scrivendo. Chi è Denis Johnson? Un poeta che scrive prosa? Un romanziere che scrive anche poesie? Uno scrittore di fiction prestato al reportage di guerra? Un ex alcolizzato salvato dalla scrittura? Un moderno Melville? Il tratto che unisce Cormac Mc Carthy e Don De Lillo? Quello tra Le Carré e Carver, di cui è stato allievo? Quanti Denis Johnson esistono? Da quale partire? La verità è che più cercavo di avvicinare l’argomento e il personaggio, più entrambi mi resistevano. Più tentavo una sintesi e più il soggetto si sfaldava. È stato a quel punto che ho realizzato che le difficoltà che stavo incontrando, tutta quella sfuggevolezza e resistenza, non erano semplici incidenti di percorso; in un certo senso erano Denis Johnson. …


Qualche settimana fa ho pubblicato su Prismo un articolo sui piani di quattro delle più grandi aziende tecnologiche al mondo (Google, Apple, Facebook e Amazon), i cosiddetti GAFA. Avendo ricevuto diversi feedback in proposito, e dato che da un po’ accarezzavo e sempre procrastinavo l’apertura di un canale su Medium, ho pensato di ripubblicare, in versione leggermente riveduta e abbreviata, un pezzo sulla sola Google, uscito come storia di copertina del numero 17 (Novembre/Dicembre 2013) di Studio. L’occasione dell’articolo era stata una mia visita, a fine ottobre 2013, a un summit organizzato da Google a New York sul tema “tecnologie e politica”. Sono passati due anni esatti. Da allora alcune cose sono ovviamente cambiate; altre, credo, restano attuali. …

About

Cesare Alemanni

autore di “Rap: una Storia, due Americhe” (minimum fax, 2019) sta lavorando a un secondo libro sul rapporto tra supply chain, logistica e globalizzazione.

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